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Palazzo Eliseo Raimondi

Il raffinato umanista Eliseo Raimondi volle ed ideò questo palazzo gentilizio, arrogandosi il merito della costruzione con due iscrizioni latine poste in facciata e recanti la data 1496. In esse dichiarò l’intento di emulare i monumenti della romanità senza far cenno dell’architetto esecutore dell’opera, Bernardino De Lera, di cui A. Campi riferisce fece il padagio in marmo dei Raimondi. Il Raimondi comunque aveva precisa coscienza dei propri intenti: ammiratore della purezza classica dell’Alberti si allontanava dalla traduzione lombarda del Bramante, accostandosi al Rinascimento più severo avvicinabile a Mantova, Bologna e Ferrara.

Il palazzo, in posizione angolare con evidente risalto tridimensionale della sua massa, si presenta attualmente integro solo nella maestosa facciata, realizzata in marmo bianco e rosa di Verona, in ciò distinguendosi da tutti gli altri palazzi dell’epoca di Cremona, legati alla tradizione della decorazione in cotto. Su un ampio zoccolo di reminiscenza fiorentina e un aggentante basamento poggiano lesene binate con capitelli ionici, che suddividono la fronte in riquadri rivestiti da un bugnato su cui si aprono le quattro finestre rettangolari del pianterreno, profilate da sottili cornici, ed un portale mediano ad arco tondo con due lesene laterali; lo stesso motivo viene ripetuto superiormente in un rivestimento a bugnato più leggero e si conclude con un’altra cornice. Il tetto si propende verso la strada con un’ampia sguscia ridipinta nel ‘700; in vicolo Raimondi però vi sono rimaste tracce delle decorazioni a grottesche del ‘500. Si ritiene che il progetto originale non contemplasse un simile finimento, ma fosse prevista una cornice a mensole a medaglioni di tipo fiorentino, non realizzata.

La facciata comunque si presenta risolta in nobilissime proporzioni e fedele, nella sua vesta vitruviana agli ideali classici del progettista.
Mentre il prospetto è rimasto fortunatamente intatto nel tempio, il cortile subì manomissioni e adattamenti piuttosto consistenti. Esso era strutturato secondo i canoni delle case nobiliari dell’epoca: un portico girava intorno ai quattro lati del cortile interno, mentre superiormente una loggia aperta, scandita da piccoli archi, percorreva in lunghezza tutto l’edificio, mettendole in comunicazione le varie parti; le colonnine di tali archi si posavano alternativamente su una colonna e sulla metà dell’arco sottostante, realizzando un disegno elegante tipicamente rinascimentale. Dell’antico cortile non rimane ora che il portico di controfacciata che si apre in tre archi sorretti da colonne binate; si sono anche conservati i magnifici capitelli scolpiti da Gaspare Pedone, che si sbizzarrì in forme decorative varie e fantastiche, in cui ricorrono spesso imprese sforzesche e della famiglia Raimondi. Si è fatto anche il nome di G. P. da Rho, attivo in quegli anni a Cremona, al quale forse appartenevano i medaglioni marmorei nei pennacchi della loggia superiore andati dispersi. Nel 1870 il cortile fu trasformato dal pittore G. Motta in una specie di proscenio di gusto romantico, con apparati scenografici in muratura che nascondono costruzioni laterali piuttosto dimesse. Le decorazioni pittoresche sono purtroppo scomparse.

Anche l’interno dell’edificio, attualmente sede dell’Istituto Superiore di Fisiologia e Paleografia Musicale e della Scuola Internazionale di Liuteria, ha subito consistenti modifiche. A pianterreno c’è ancora una sala con un interessante soffitto dipinto e dorato con lacunari ottagonali piuttosto profondi; tutt’intorno vi corre un fregio a grottesche attribuito a F. Pampurino. In questa sala si presuppone vi fosse l’elegantissimo camino, attualmente nella sala della Giunta del Palazzo comunale, di G. Pedone, autore anche degli altri camini del palazzo. Al piano superiore le sale vennero ricoperte nel 1830 da volte che nascosero i soffitti originari: difficilmente accessibili, sono riccamente decorati con mensoloni in forme antropomorfe, grottesche monocrome e fregi pittorici a fondo azzurro e rosso. Interessante anche l’ala di levante con una vastissima sala, forse camera nuziale del Raimondi, ora divisa in vari ambienti; anche qui è visibile un pregevole soffitto a mensoloni ornati di maschere, chimere dorate e fregio pressoché scomparso.

Palazzo Eliseo Raimondi si trova in
corso Garibaldi 178 - 26100 Cremona
 
 
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