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Palazzo Fodri

Rappresenta uno degli esempi più significativi dell’architettura signorile del Rinascimento lombardo, espressione della fase estrema della dominazione sforzesca a Cremona (fine secolo XV). Il nome del palazzo è legato a quello dei suoi antichi proprietari, i Fodri, che furono tra i maggiori esponenti di quella fiorente borghesia d0origine mercantile favorita dagli Sforza nel XV secolo, periodo in cui la città conobbe un’espansione urbanistica senza precedenti. In questo contesto s’inserisce l’intenzione di Benedetto Fodri, che, per ostentare pubblicamente il prestigio della famiglia, volle rinnovare ed abbellire la propria dimora, servendosi di valenti artisti dell’epoca. Le prime commissioni note (1488) riguardano l’esecuzione, da parte dello scultore Giovan Pietro da Rho, dello stemma di famiglia e di una serie di otto colonne marmoree (quelle dei porticati del cortile) e di altre sei perdute affidate a Nicolò da Porlezza. Ma è nel 1490 che viene stipulato il contratto con l’architetto Guglielmo De Lera per l’ampliamento e la ristrutturazione architettonica dell’edificio e le relative rifiniture decorative. Il De Lera dovette operare sulle preesistenti strutture medioevali, cercando di adattarle alle nuove esigenze del committente e scegliendo gli artisti che collaborano all’impresa, finita nel 1493 con l’erezione del portale di ingresso da parte dello scultore Alberto Mafiolo da Carrara. Meno di un secolo i nipoti di Benedetto vendettero l’immobile alle monache di S. Maria in Valverde che lo adibirono a monastero, apportandovi modifiche soprattutto negli spazi interni. Soppresso il monastero (1784), il palazzo passò due anni dopo al Monte di Pietà, che vi rimase fino al 1930. attualmente è di proprietà della Cassa di Risparmio delle Province Lombarde e sede di una esposizione permanente della Triennale Internazionale degli strumenti ad arco.

L’elegante facciata tardo quattrocentesca, anche se rimaneggiata, è uno dei più begli esempi dell’epoca; a piano terra è dominata dal raffinato portalino a doppio ordine frontonato di stile classicheggiante, unico elemento marmoreo del prospetto che per il resto è commentato dalle decorazioni in cotto tipiche della tradizione ornatistica locale. Si veda la fascia marcapiano che divide orizzontalmente la fronte in due parti; essa reca a rilievo un fregio centrale costituito da una sequenza di ghirlande e tritoni alternati a tondi con stemmi e profili d’imperatori; ovoli, fogliette ed altri elementi del repertorio ornatistico rinascimentale profilano il fregio. Ancora in cotto troviamo, oltre alle sobrie cornici delle finestre del piano nobile, la fascia sottogronda con finastre tonde alternate ad oculi con busti aggettanti (trattasi però di calchi degli originali conservati in quattro esemplari all’interno). Tali busti sono riferibili all’architetto plasticatore Agostino Fondulo certamente presente a Cremona nel 1510; anzi, c’è chi ipotizza che non solo le decorazioni fittili, ma l’intera facciata sia da attribuirsi al Fondulo anziché al De Lera.

Attraverso il portalino si accede ad un raffinato vestibolo a tre campanelle coperte da una semivolta a botte e da due cupolette. L’andito è decorato a fresco con motivi classicheggianti; candelabri, putti, tondi (nelle lunette) e medaglie (nelle vele) con busti e profili monocromi di imperatori; le volte invece sono dipinte a motivi architettonici in scansione prospettica. Tali affreschi, già attribuiti al pittore Antonio Della Corna, sono stati spostati a Pietro da Cemmo al tempo del suo soggiorno cremonese.

Oltre il vestibolo si apre il cortile costituente l’elemento più interessante del palazzo e l’esempio più rappresentativo dell’architettura quattrocentesca cremonese. Ha pianta irregolare a trapezio, poiché si dovette lavorare sugli spazi asimmetrici medioevali, ed è porticato su tre lati di cui due, a sinistra e a destra, retti da eleganti colonne ed il terzo, nel lato di fronte, su piastrini; questo lato doveva accogliere in origine lo scalone d’onore fatto a somiglianza di quello di palazzo Raimondi. In contro facciata invece le lesene marmoree, decorate a candelabro, sono addossate al muro con finti archi. Al primo piano si ripropone l’asimmetria: i lati sud e ovest sono conchiusi infatti da ariose soggette, quelli est e nord sono a parete continua scandita la prima da bifore e da archi con alternanza di candelabri in terracotta, la seconda da finestre rifatte e finti archi dipinti con gronda a sguscio affrescata raffigurante, si crede, l’Assedio di una città, attribuito ad Andrea Della Corna ed aiuti.

L’abbondante e raffinata decorazione fittile attribuita R. De Stauris, rientra nel gusto intensamente cromatico della cultura lombarda e cremonese in particolare. Fregi in cotto dal classico disegno profilano archi e bifore, creano candelabri ed altri archi finti, mentre la trabeazione è costituita su tre lati da una serie di lastre a rilievo raffiguranti due scene mitologiche di difficile identificazione continuamente ripetute e intervallate da mensole; un altro sfregio fittile segna la gronda.

All’interno del palazzo si conservano due saloni, uno al piano terra e uno al piano superiore con resti dell’originaria decorazione quattrocentesca a fresco. Ma sono soprattutto da segnalare i due soffitti le cui travature recano intere sequenze di tavolette lignee con profili dipinti di personaggi illustri del tempo (ottavo decennio del secolo XV); trattasi del tipico arredo quattrocentesco di cultura ancora tardo-gotica uscito probabilmente dalla bottega di Antonio Della Corna.

Palazzo Fodri si trova in
corso Matteotti, 17 - 26100 Cremona
 
 
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